
Chi lavora nella comunicazione culturale, che si tratti di un museo, un teatro o un festival, conosce bene il paradosso del nostro mestiere: dobbiamo raccontare concetti complessi, sfumati e profondi, ma dobbiamo farlo in modo che chiunque, leggendo un post su Instagram o un pannello in sala, li capisca al volo.
Spesso, però, ci innamoriamo delle nostre parole. Aggiungiamo subordinate, incisi, aggettivi colti e, senza accorgercene, costruiamo dei muri di testo che spaventano il lettore.
È qui che entra in gioco un alleato inaspettato: Hemingway App.
Non è il solito correttore automatico
Hemingway App non è lì per dirti se hai sbagliato un congiuntivo (per quello c’è la rilettura umana). È uno strumento, nato per l’inglese ma preziosissimo anche per noi italiani, che agisce come un “allenatore di stile”.
Il suo obiettivo è quello del celebre scrittore da cui prende il nome: asciugare.
Tu incolli il tuo testo (una didascalia, una newsletter, l’intro di una mostra) e l’interfaccia si colora. Non corregge il contenuto, ma ti mostra visivamente il ritmo di ciò che hai scritto:
- Giallo: La frase è lunga, forse troppo. C’è rischio di inciampare.
- Rosso: La frase è decisamente troppo complessa. Il lettore si perderà prima di arrivare al punto. Spezzala.
Perché è utile per chi comunica cultura
Sappiamo che l’italiano ama la complessità, a differenza dell’inglese. Ma nel mondo digitale, la chiarezza vince su tutto.
Usare questo tool – anche solo nella sua versione gratuita – è un ottimo esercizio di sottrazione. Ti costringe a guardare il tuo testo con occhi nuovi e a chiederti: “Posso dire la stessa cosa con metà delle parole?”.
Se il tuo testo è pieno di evidenziazioni rosse, non significa che sia sbagliato grammaticalmente, ma che stai chiedendo uno sforzo cognitivo alto al tuo pubblico. E un pubblico affaticato è un pubblico che smette di leggere.
Come usarlo al meglio
Il nostro consiglio? Scrivi di getto, segui la tua ispirazione. Solo alla fine, fai un passaggio su Hemingway App. Usalo per individuare i “blocchi” che appesantiscono la lettura e scioglili. Non prenderlo come una legge inflessibile, ma come un amico onesto che ti dà un colpetto sulla spalla quando stai diventando troppo prolisso.
Il risultato sarà una voce più pulita, diretta e autorevole. Esattamente quello che serve per far arrivare la cultura a tutti.