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Il più sicuro, ma anche il più fragile: l’impatto del Covid sul teatro

By 15 Ottobre 2020Novembre 5th, 2020News

A soffrire particolarmente sono stati i teatri e non è difficile capire perché: le norme di distanziamento, spesso molto severe, hanno penalizzato tutte quelle forme di intrattenimento basate sulla presenza, molto più di settori come editoria e gaming.

Eppure i teatri sono un luogo sicuro. Il più sicuro, secondo un’indagine condotta dall’AGIS proprio in questi giorni: in Italia, dal 15 giugno (data di riapertura dei teatri) al 3 ottobre 2020, sono andati in scena 2.787 spettacoli, con un numero complessivo di 347.262 spettatori (130 presenze in media ogni data). I contagi? Uno.

Teatro e Covid-19: le conseguenze economiche a medio e lungo termine

Uno studio condotto dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico afferma che, nelle regioni OCSE (Italia compresa), i posti di lavoro a rischio nel campo dell’arte e dell’intrattenimento vanno dallo 0,8 al 5,5% dell’occupazione.

Un esempio: in Germania le imprese culturali stanno licenziando sempre più dipendenti. Il tasso di disoccupazione medio della Germania è del 5,2%, ma sale al 6,2% se isoliamo la macro-area dell’industria delle arti e dell’intrattenimento e addirittura al 13,10% se consideriamo solo le arti dello spettacolo.

Tasso di disoccupazione in Germania – Studio OCSE

L’aspetto che spesso si dimentica è che lo stop agli spettacoli non influenza soltanto i teatri in sé ma tutta la macchina produttiva, che coinvolge a cascata un gran numero di settori: se un teatro rimane chiuso non saranno soltanto attori e registi a non lavorare, ma fonici, attrezzisti, custodi, personale di sala, addetti alla biglietteria, sarti, imprese di pulizie, idraulici, elettricisti.

Quali saranno le conseguenze delle chiusure dovute al Covid? Probabilmente gli effetti di questa crisi influenzeranno l’offerta di beni e servizi culturali nei mesi (se non, addirittura, negli anni) a venire. Nel medio termine il minor livello di turismo nazionale e internazionale, il calo del potere d’acquisto e la riduzione dei finanziamenti pubblici e privati per la cultura peggioreranno la situazione. Nel lungo termine non sarà solo il settore culturale a registrare delle perdite: tutto questo avrà un impatto negativo su città e regioni in termine di posti di lavoro, entrate, livelli di innovazione, benessere dei cittadini e vitalità della comunità.

Le misure finanziarie adottate per il teatro nel mondo (e perché in molti casi non stanno funzionando)

I governi di tutto il mondo hanno introdotto molteplici misure a sostegno dei lavoratori e delle imprese. Ma molte di esse si sono rivelate poco adeguate alle peculiarità di ciascun settore.

Il motivo? Le misure per l’occupazione e il sostegno al reddito non sempre rispecchiano la fluidità delle nuove forme di lavoro, spesso freelance, che sono le più precarie e che sono la norma nel settore culturale e creativo. La crisi ha messo a nudo in modo molto netto la fragilità strutturale dell’economia culturale in molte regioni dell’OCSE.

Le stesse statistiche ufficiali, per questo motivo, sono spesso inesatte: l’occupazione culturale è sottovalutata perché le indagini sulla forza lavoro includono solo il lavoro principale retribuito di un intervistato. È per questo che, anche se i governi di tutto il mondo hanno messo numerosi fondi a disposizione delle imprese culturali, non sempre questi fondi sono stati in grado di “raggiungere” in maniera capillare i lavoratori dello spettacolo.

Il calo di investimenti pubblici

Secondo l’OCSE è probabile che, dopo questi primi aiuti finanziari, assisteremo a una riduzione dei finanziamenti pubblici per il settore culturale e creativo. Dopo l’ondata di fondi di emergenza, le principali fonti di finanziamento pubbliche e private per l’arte e la cultura potrebbero andare incontro a un calo, in particolare a livello locale.

In tutta l’area OCSE, la spesa dei governi per il settore dell’arte e dell’intrattenimento ha rappresentato solo il 3% della spesa nel 2017. Se questo dato dovesse calare ancora sarà tutta la finanza pubblica a livello locale ad essere colpita, con una forte pressione sulla spesa e una riduzione delle entrate, aumentando così i deficit e il debito. È nel medio termine che ci si aspetta l’impatto più forte.

Spesa pubblica subnazionale per “intrattenimento, cultura e religione” in % della spesa pubblica totale nella categoria (2017) – Studio OCSE

E i finanziamenti privati?

Ci sono Paesi, come gli Stati Uniti, in cui le donazioni private costituiscono la principale entrata dei teatri (in Europa i contributi pubblici hanno un peso maggiore). È così che si sono verificati casi come quello del MET, che ha cancellato addirittura l’intera stagione 2020/2021: dovendosi reggere esclusivamente su entrate private, una struttura così grande e con costi di gestione così esorbitanti non potrebbe mai sopravvivere se non a capienza completa.

In seguito alla pandemia, però, molte aziende, organizzazioni e fondazioni hanno dovuto rivalutare le spese destinate al alla filantropia; questo alla luce non solo del calo dei ricavi, ma anche della volatilità del mercato azionario. Alcune organizzazioni no-profit sono andate in controtendenza aumentando le donazioni dall’inizio della crisi, ma non è detto che questo trend positivo continuerà nel medio termine. E quindi, anche la disponibilità di finanziamenti privati ​​potrebbe calare.

I contributi delle società per autori e artisti

In molti casi sono state le società per artisti a dare speranza ai lavoratori dello spettacolo. Ecco qualche esempio:

  • In Francia la SACD, la società per drammaturghi e compositori, ha istituito un fondo di 500.000 euro destinato agli autori senza reddito fisso che sono stati oggetto di cancellazioni durante il lockdown; in collaborazione con il French Film Institute hanno lanciato un fondo specifico per autori nei settori audiovisivo, web, animazione e arti dello spettacolo.
  • In Germania la GEMA, l’organizzazione tedesca per i diritti dello spettacolo, ha messo in atto fondi di emergenza di 40 milioni di euro per cantautori e compositori.
  • Nei Paesi Bassi la società di gestione collettiva Buma/Stemra ha anticipato i pagamenti delle entrate dei diritti d’autore per i prodotti televisivi e radiofonici. Grazie a questa misura, circa 38 milioni di euro sono stati pagati a giugno 2020 anziché a settembre 2020.
  • In Lettonia la LalPA ha fornito ai suoi membri un anticipo del 30% sulle royalties raccolte nel 2019.
  • In Italia la SIAE ha messo in atto fondi di emergenza per 60 milioni di euro per cantautori e compositori.

Teatri d’opera in Italia: un esempio virtuoso

Secondo uno studio appena pubblicato da Opera Europa, dall’inizio della pandemia quasi il 60% dei teatri d’opera ha contribuito in modo pratico, producendo dispositivi protettivi o impegnandosi in iniziative sociali. Il 50% ha coinvolto pubblici di dimensioni ridotte in spettacoli live e più del 90% ha dato vita a performance online per intrattenere e confortare il pubblico, offrendo un po’ di sollievo artistico.

Un altro dato positivo – questa volta tutto italiano – viene dalla già citata indagine dell’AGIS. Che ci racconta non solo un’Italia in cui si va a teatro in tutta sicurezza ma, a ben vedere, un’Italia in cui si va a teatro – anche in tempo di pandemia.

Certamente l’estate italiana è stata “graziata” dal clima mite e dalla presenza di molti teatri all’aperto, strutture in cui è oggettivamente più semplice organizzare spettacoli in sicurezza. Ma le strutture più piccole fanno ancora fatica, penalizzate dalla severità delle regole di distanziamento.

Pochi giorni fa si è tenuta una manifestazione dei lavoratori dello spettacolo che è già storia, con 500 bauli in Piazza del Duomo a Milano e una coreografia realizzata tenendo conto del distanziamento.

Il motivo: richiedere norme meno restrittive per i teatri, aumentando il numero di posti “vendibili”. Il teatro ha dimostrato di essere in grado di rispettare le regole e molte realtà stanno soffrendo la riduzione così drastica della capienza.

Insomma: i lavoratori di tutta Italia stanno rivendicando la possibilità di fare spettacolo, perché un teatro sicuro è possibile. Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi al Macerata Opera Festival 2020, di cui curiamo la comunicazione.

La nostra esperienza con il Macerata Opera Festival 2020

Per l’estate 2020 era prevista una ricca edizione del Macerata Opera Festival: tre opere in cartellone – Tosca, Don Giovanni e Il trovatore – e un vasto corollario di concerti e altri spettacoli. Il protrarsi dell’emergenza da Covid-19 ha costretto la direzione artistica e la sovrintendenza a rivedere il programma.

Svolgendosi in un teatro all’aperto, lo Sferisterio, il festival era certamente avvantaggiato rispetto alle rassegne destinate a spazi chiusi. Ma il pericolo di contagio non riguarda solo gli spettatori: come gestire la presenza degli artisti sul palcoscenico?  L’intera stagione è stata così ripensata, cercando di salvare quanto più possibile e di sostituire gli spettacoli annullati con altri più sicuri sul piano del distanziamento.

L’edizione è stata un successo: seppur con la capienza del teatro ridotta a un terzo, il festival ha venduto 10mila biglietti in 18 serate, superando l’obiettivo dichiarato dal sovrintendente Luciano Messi in esordio.

Quali misure sono state adottate per garantire un’edizione sicura del Macerata Opera Festival?

Capienza

  • La capienza è stata ridotta secondo la normativa: intere file di poltrone sono state eliminate dalla platea per garantire il giusto distanziamento e i posti sono stati occupati alternatamente. La capienza dei palchi è stata ridotta a un massimo di tre persone. La pianta dello Sferisterio è passata da quasi 2500 posti a poco più di 800.

Programma

  • Delle tre opere solo una è andata in scena come previsto, Don Giovanni. Non senza intervenire sull’allestimento: il regista Davide Livermore ne ha ripensato ogni aspetto, eliminando l’arredo scenico del 90% (per evitare affollati cambi di scena) e potenziando lo spettacolare videomapping proiettato sul muro dello Sferisterio. Grazie alla disponibilità degli artisti l’opera è passata da 4 a 6 repliche, infoltendo il programma senza pesare eccessivamente sul bilancio.
  • La nuova produzione prevista per il 2020, Tosca, per ragioni intrinseche al libretto non avrebbe potuto prescindere dalla presenza di grandi masse di artisti sul palcoscenico. Per questa ragione è stata rimandata all’edizione 2022. Per Il trovatore, ripresa di un allestimento creato qualche anno fa proprio per lo Sferisterio, si è rinunciato alle scene: l’opera è stata eseguita per due serate in forma di concerto, con coro e orchestra tutti sul palcoscenico – un palcoscenico lungo quasi 90 metri – e opportunamente distanziati. In questo modo si è potuto coinvolgere la quasi totalità degli artisti inizialmente scritturati.

Ingressi

  • Tutti gli ingressi sono stati ripensati, sfruttandoli al massimo per garantire che la grande quantità di spettatori (comunque più di 800 nelle serate di sold out) potessero entrare e uscire in sicurezza senza causare ritardi al programma. Ciascuno spettatore è stato accompagnato personalmente dal personale di sala, che è stato ampliato con nuove assunzioni. La temperatura veniva misurata all’ingresso con i termoscanner.
  • Si è deciso di eliminare tutto il materiale cartaceo distribuito all’ingresso. Programmi di sala, cartoline e volantini sono stati sostituiti dalle loro versioni digitali, come pure la rivista del Macerata Opera Festival: nei numerosi totem presenti fuori dagli ingressi un qr-code permetteva di accedere a questi contenuti per visualizzarli direttamente sul proprio smartphone.
  • Attraverso la creazione di un video esplicativo e di una pagina dedicata all’interno del sito, denominata “Sferisterio sicuro”, tutti gli spettatori hanno avuto la possibilità di informarsi in anteprima sulle regole da seguire per garantire un sereno svolgimento degli spettacoli.

Lavoro

  • Nel confermare l’edizione 2020 del Macerata Opera Festival, il sovrintendente ha siglato un’intesa con i lavoratori: una sorta di accordo di solidarietà unico in Italia, per mantenere stabili – pur nelle inevitabili riduzioni delle attività e della struttura produttiva – i livelli occupazionali attraverso un approccio inclusivo, solidale e nel rispetto del CCNL. Oltre 2/3 del budget 2020 sono stati investiti in contratti di lavoro artistici, tecnici e amministrativi.

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