Skip to main content
Category

News

Podcast accessibili: la nuova frontiera dell’inclusione culturale

By News No Comments

I podcast sono ormai parte del nostro quotidiano: li ascoltiamo mentre camminiamo, in macchina, durante una pausa di lavoro. Secondo le ultime ricerche, l’ascolto cresce anno dopo anno, rendendo questo mezzo un canale sempre più strategico per chi fa comunicazione culturale.

Ma insieme alla crescita emerge una sfida: come rendere i podcast accessibili a tutte le persone?
L’accessibilità non è più un dettaglio opzionale: significa aprire i contenuti anche a persone sorde, ipoudenti o che preferiscono leggere, garantendo pari opportunità di fruizione.

Perché puntare sull’accessibilità dei podcast

  • Inclusione: rendere un contenuto fruibile a pubblici diversi significa ampliare l’audience e rafforzare la missione culturale.
  • Esperienza utente migliore: trascrizioni e sottotitoli non servono solo a chi ha disabilità uditive: facilitano la ricerca di contenuti, la citazione di passaggi, l’uso in contesti dove non si può ascoltare.
  • Innovazione: le piattaforme stesse stanno puntando su trascrizioni automatiche, funzioni “read along” e podcast video, segnale che l’accessibilità è una direzione di sviluppo irreversibile.

I trend che stanno cambiando il podcasting

Nel mondo del podcasting si stanno affermando diverse tendenze che spingono sempre di più verso l’accessibilità. Le trascrizioni automatiche, ormai molto diffuse, rappresentano un primo passo importante, anche se resta fondamentale l’intervento umano per garantirne l’accuratezza.
Allo stesso tempo, i podcast non sono più solo audio: grazie a piattaforme come YouTube e YouTube Music, il formato video con sottotitoli sta conquistando sempre più spazio, ampliando così le possibilità di fruizione.

Anche la suddivisione in capitoli e segmenti sta diventando una pratica sempre più comune, utile sia per chi ascolta che per chi preferisce leggere, perché consente di orientarsi facilmente all’interno di un episodio.

Infine, gli hosting stanno introducendo feed RSS sempre più ricchi, che permettono di allegare direttamente trascrizioni e rendere i contenuti non solo più accessibili, ma anche meglio indicizzabili.

Best practice per un podcast accessibile

Rendere un podcast davvero accessibile significa adottare alcune buone pratiche lungo tutto il processo di produzione e pubblicazione. È fondamentale offrire sempre una trascrizione, meglio se sincronizzata con l’audio e organizzata in modo chiaro, così da facilitare la consultazione.

Nei dialoghi o nelle interviste è utile identificare chiaramente chi sta parlando, per rendere la lettura più scorrevole e comprensibile.

Creare versioni video con sottotitoli rappresenta un ulteriore passo avanti: anche un semplice montaggio consente di aprire i contenuti a chi non può ascoltarli. Quando si pubblica sul proprio sito, è importante scegliere un player che sia compatibile con i lettori di schermo e quindi fruibile anche da chi utilizza tecnologie assistive.

Infine, nessuna soluzione è davvero completa senza il confronto con gli utenti: il feedback diretto di persone con disabilità uditive o visive è insostituibile per valutare e migliorare l’esperienza di accesso ai contenuti.

Come funziona sulle principali piattaforme

Un rapido sguardo ai player più usati mostra che la direzione è chiara: l’accessibilità è in crescita, ma serve attenzione e cura.

  • Spotify for Podcasters: ha introdotto le trascrizioni automatiche, con possibilità di caricare file .vtt o .srt per migliorarle o sostituirle.
  • Apple Podcasts: dalle ultime versioni di iOS sono disponibili trascrizioni automatiche e indicizzabili, consultabili direttamente nell’app.
  • YouTube / YouTube Music: i sottotitoli sono già uno standard; è possibile caricare manualmente file SRT o correggere quelli generati automaticamente.
  • Hosting come Spreaker, Buzzsprout, Acast: molti offrono strumenti per generare trascrizioni o allegarle al feed RSS.
  • Amazon Music / Audible: alcune funzioni di trascrizione sono in fase di rollout, soprattutto per contenuti in inglese.

Sfide e opportunità

Nonostante i grandi passi avanti, l’accessibilità dei podcast porta con sé alcune sfide da affrontare. Le trascrizioni automatiche, ad esempio, non sono sempre precise: le difficoltà aumentano soprattutto quando si lavora con lingue diverse dall’inglese o in presenza di rumori di fondo.
Per questo motivo è necessario investire tempo nella revisione, perché la qualità del testo finale può davvero fare la differenza nell’esperienza dell’utente. Inoltre, ogni piattaforma ha i propri limiti e offre funzionalità diverse: per costruire una strategia solida è importante adottare un approccio integrato, che tenga conto sia della pubblicazione sulle principali app di ascolto sia dell’embed accessibile sul sito web dell’ente culturale.

Il ruolo di Cultura e Digitale

Per Cultura e Digitale l’accessibilità non è mai un dettaglio, ma un valore che guida ogni progetto. È in questa prospettiva che supportiamo istituzioni culturali, enti e creativi che desiderano aprirsi a tutte per persone con soluzioni concrete e personalizzate.

Vuoi rendere il tuo podcast accessibile e inclusivo? Scrivici: possiamo aiutarti a progettare una strategia su misura.

Scrivici!

TikTok for Artists: dati, metriche e rivoluzione musicale

By News No Comments

TikTok ha trasformato il music business: non è più solo intrattenimento, ma una piattaforma chiave per scoprire e lanciare nuovi artisti. Secondo il Music Impact Report di TikTok e Luminate, l’84% delle canzoni entrate nella Billboard Global 200 nel 2024 è diventato virale prima sulla piattaforma. Questo significa che TikTok non solo trova hit, ma le “propaga”.

Gli utenti della piattaforma sono il 67% più propensi a cercare la canzone su Spotify o Apple Music dopo averla scoperta su TikTok  – un meccanismo che influenza anche le certificazioni ufficiali: oggi i “unit streams” di Spotify e YouTube impattano sui premi come l’oro o il platino.

Cosa fa TikTok for Artists

  • Lanciata globalmente nel giugno 2025, TikTok for Artists offre:

  • Dashboard giornaliera con dati su visualizzazioni, condivisioni, engagement e performance;

  • Dati demografici e insight su come e dove le tracce funzionano;

  • Strumenti per pre‑save, “artist tag”, pin dei video top e “music tab” per promuovere canzoni sul profilo

Perché è strategico

1.Virality Stream: un trend può generare milioni di puntate user-generated e amplificare gli streaming;

2.Monitoraggio real-time: capire cosa funziona davvero permette di ottimizzare contenuti e promozioni;

3.Comunicazione mirata: insight utili per targettizzare audience e potenziare conversioni (stream, pre‑save, follower).

In conclusione

TikTok sembra aver ridefinito le regole del gioco musicale: è un trendsetter di successo, uno strumento di discovery e un driver di stream e certificazioni. TikTok for Artists mette nelle mani di chi crea musica (e cultura) una cassetta degli attrezzi strategica, fondata su dati e visibilità globale.

E tu hai già provato questa funzione?

Se vuoi parlarne o ricevere supporto

Scrivici!

Instagram Shared Access: gestisci il tuo account senza scambiarti le password

By News No Comments

Instagram ha introdotto una novità pensata per facilitare il lavoro dei team e dei creatori di contenuti: la funzione Shared Access (acceso condiviso).
Si tratta di un’alternativa sicura al tradizionale scambio di credenziali, che migliora flessibilità e controllo sulle attività editoriali.

Cosa permette Shared Access?

  • Inviti fino a 3 persone fidate ad accedere al tuo account Instagram.
  • Gli utenti invitati possono pubblicare post, interagire con i commenti o gestire messaggi, ma non possono cambiare password, eliminare l’account o modificare credenziali.
  • Il proprietario rimane il solo titolare della password, con controllo completo dei permessi e la possibilità di revocarli in qualunque momento.

Questa modalità è l’ideale per chi lavora in team: basta inviti ai singoli collaboratori, senza mai condividere la password.

Un boost di sicurezza secondo il Garante Privacy

Lo scambio di password è una delle pratiche più rischiose, soprattutto in ambiti editoriali e comunicativi. Il Garante Privacy, insieme all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), ha ribadito l’importanza di non condividere le credenziali e di adottare sistemi crittografici sicuri.

Le linee guida raccomandano di:

  • evitare la conservazione manuale delle password;
  • eliminare la pratica di condividerle tra più persone;
  • affidarsi a soluzioni come la condivisione controllata di accessi, sempre in linea con il principio di responsabilizzazione (accountability).

Instagram Shared Access risponde esattamente a queste indicazioni, poiché consente di gestire il profilo senza mettere a rischio la sicurezza delle credenziali.

Come usarla in 3 passaggi

  1. Nelle impostazioni del profilo Instagram, accedi alla sezione Shared Access.
  2. Invita fino a 3 collaboratori, scegliendo ruoli e permessi.
  3. Puoi modificare o revocare i permessi in ogni momento, mantenendo il controllo totale.

In conclusione

Instagram Shared Access è un passo concreto verso una gestione più sicura e moderna degli account social. Niente più scambi di password, zero rischi associati alla divulgazione, massimo controllo e flessibilità per i team di cultura e comunicazione.

E tu hai già provato questa funzione?

Se vuoi parlarne o ricevere supporto

Scrivici!

Guida pratica alla creazione del tuo AI Agent con Jotform

By News, Tool No Comments

Dopo aver esplorato le potenzialità di Jotform come alternativa a Google Forms e l’integrazione con Canva, oggi parliamo di una novità che può rivoluzionare la raccolta dati e l’esperienza utente nel settore culturale e turistico: l’AI Agent.

Cos’è il Jotform AI Agent?

È un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale che può:

  • guidare gli utenti nella compilazione dei moduli,

  • rispondere a domande frequenti,

  • offrire supporto clienti personalizzato,

  • e automatizzare i processi online.

Il tutto in modo semplice e senza bisogno di scrivere una riga di codice.

Come si crea un AI Agent con Jotform?

  1. Accedi al tuo account Jotform e vai alla sezione “My Agents”.

  2. Clicca su “Create Agent” e scegli il canale (es. Chatbot o Voice Agent).

  3. Descrivi il tuo agente o usa un modello già pronto.

  4. Personalizzalo nel “AI Agent Builder”, dove puoi definire tono di voce, linguaggio e inserire informazioni specifiche.

Puoi testare il comportamento dell’assistente simulando delle conversazioni e, se hai già un modulo, convertirlo direttamente in un assistente conversazionale.

Come integrare l’AI Agent sul tuo sito web?

Una volta pronto, integrarlo nel tuo sito richiede solo pochi passaggi:

  1. Dal builder, vai alla scheda “Publish”.

  2. Scegli il tipo di integrazione (es. widget chatbot).

  3. Copia il codice embed fornito.

  4. Incollalo nel tuo sito WordPress, Shopify o qualsiasi altra piattaforma web.

Usi possibili nel culturale e nel turistico

L’AI Agent non si limita ai moduli. Può essere addestrato per:

  • Gestire le FAQ: “A che ora apre il museo?”, “C’è parcheggio?”, “Quali spettacoli sono in programma?”

  • Offrire assistenza clienti generica per prenotazioni, iscrizioni, info su accessibilità, ecc.

  • Guidare i visitatori all’interno di un sito o verso contenuti rilevanti (es. programma eventi, acquisto biglietti)

  • Gestire la comunicazione post-evento, come l’invio di sondaggi o il rilascio di attestati

Un vero e proprio front-office virtuale, sempre attivo, che alleggerisce il carico di lavoro interno e migliora l’esperienza dell’utente.

Vantaggi per il settore culturale e turistico

  • Assistenza 24/7 anche senza personale

  • Riduzione degli abbandoni nei moduli online

  • Esperienza più fluida e meno dispersiva

  • Automazione intelligente senza dover cambiare piattaforma

  • Personalizzazione in base al tone of voice e ai valori del tuo ente

Limiti da considerare

  • Richiede una fase iniziale di addestramento, anche se semplificata

  • Le risposte sono tanto accurate quanto i contenuti forniti

  • Non è un chatbot generalista: lavora solo sulle informazioni che gli vengono insegnate

Conclusione

Jotform AI Agent è uno strumento agile, accessibile e flessibile per tutti coloro che operano nella cultura e nel turismo. Un piccolo alleato che può fare molto: informare, semplificare, automatizzare.

E tu hai già provato a crearne uno? 

Se vuoi parlarne o ricevere supporto

Scrivici!

Biglietteria elettronica e sito accessibile: come cambia tutto con l’European Accessibility Act

By News No Comments

L’accessibilità digitale è una sfida ancora aperta per il mondo della cultura. Teatri, musei, festival e concerti hanno digitalizzato sempre più i loro sistemi di vendita, ma spesso senza considerare le esigenze delle persone con disabilità.

Con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA), il 28 giugno 2025, tutto cambia: le biglietterie online e i siti internet dovranno essere accessibili a tutti, senza barriere digitali.
Ma cosa significa concretamente per chi gestisce eventi culturali? Scopriamolo insieme.

Accessibilità e biglietteria elettronica: cosa dice la legge?

Fino ad oggi, in Italia l’accessibilità digitale era regolata dalla Legge Stanca (L. 4/2004), aggiornata con il D.Lgs. 106/2018, che impone obblighi solo alla Pubblica Amministrazione e alle aziende che forniscono servizi alla PA.

Ma le biglietterie di teatri privati, festival e musei? Nessun vincolo obbligatorio.

Con l’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882), cambia tutto:

  • L’accessibilità digitale diventa un requisito per tutti i servizi commerciali digitali, incluse le biglietterie elettroniche, i siti web e le app mobili.
  • Musei, teatri, piattaforme di ticketing e portali culturali dovranno adeguarsi per garantire un’esperienza senza barriere.
  • Sono escluse solo le microimprese (meno di 10 dipendenti e fatturato < 2 milioni di euro).

Attenzione alle piattaforme esterne! Chi usa sistemi di ticketing come Ticketone, Vivaticket o altri dovrà verificare che siano conformi alle nuove regole.

E non solo biglietteria: anche il sito web va reso accessibile

L’EAA richiede che l’intero ecosistema digitale sia accessibile. Questo include:

  • Il sito web ufficiale del teatro, museo o festival.
  • Le app mobili.

Attenzione: non basta installare un widget

Una domanda molto comune è: “Se installo un widget di accessibilità sul sito, sono a posto?”
La risposta è no.

I widget – quei tool che permettono di ingrandire i testi, cambiare i colori o attivare una modalità ad alto contrasto – possono aiutare, ma non sono sufficienti per garantire la conformità all’European Accessibility Act e alla normativa italiana.

Perché?

  • Non correggono il codice sorgente del sito, dove spesso si annidano le barriere reali (come la mancanza di etichette per screen reader, errori nei form, struttura non semantica).
  • Non sostituiscono le linee guida WCAG 2.1, che prevedono un’accessibilità integrata “by design”.
  • Possono addirittura generare false percezioni di conformità, esponendo l’organizzazione a rischi legali.

Serve un approccio più completo:

  • Audit approfonditi del sito.
  • Correzioni nel codice.
  • Scelte progettuali inclusive sin dall’inizio.
  • Test con utenti reali.

Solo così si può parlare di vera accessibilità digitale e conformità all’EAA.

I requisiti principali per siti e app

  • Compatibilità con screen reader e tecnologie assistive.
  • Testi alternativi per le immagini, sottotitoli per i video, audio descrizioni dove possibile.
  • Navigazione da tastiera e layout usabili anche da persone con disabilità motorie.
  • Contrasti cromatici adeguati e testi leggibili.
  • Pubblicazione della dichiarazione di accessibilità.

Quali sono le sanzioni per chi non si adegua?

Le conseguenze per chi non rispetta l’European Accessibility Act sono serie:

  • Sanzioni fino al 5% del fatturato (l’Italia ha recepito la Direttiva UE con il D.Lgs. 82/2022, ma non ha ancora fissato l’importo esatto).
  • Esclusione dal mercato italiano ed europeo.

Meglio muoversi in anticipo!

Biglietteria (e sito) accessibile: cosa cambia per teatri, musei ed eventi?

L’EAA stabilisce criteri di accessibilità chiari per la biglietteria elettronica. Ecco i principali adeguamenti:

1. Biglietterie online e app di ticketing 

  • Compatibilità con screen reader e tastiere alternative.
  •  Interfaccia semplice, navigabile senza barriere.
  •  Dichiarazione di accessibilità pubblicata sul sito o app.

2. Punti vendita fisici e self-service 

  • Terminali self-service accessibili con supporti audio per persone cieche e ipovedenti.
  •  Altezza regolabile per persone in sedia a rotelle.
  •  Interfacce touch con alternative per chi ha difficoltà motorie.

3. Siti web e app culturali

  • Struttura semplificata, testi chiari, link comprensibili.
  • Versione mobile ben leggibile.
  • Accesso facilitato a tutte le informazioni pratiche sull’evento o la mostra.

4. Informazioni chiare sull’accessibilità degli eventi 

  • Sedi culturali e musei dovranno indicare percorsi accessibili e servizi inclusivi.
  •  Audio descrizione, sottotitoli e LIS per spettacoli e mostre.
  •  Testi in linguaggio semplificato per persone con disabilità cognitive.

 Obiettivo? Garantire a tutti un’esperienza senza ostacoli, dal biglietto all’evento.

Accessibilità = nuova opportunità di partecipazione per eventi, musei e teatri

L’adeguamento all’EAA non è solo un obbligo, ma un’opportunità strategica.

Quante persone potrebbero acquistare un biglietto se fosse più accessibile?
Secondo studi di settore, migliorare l’accessibilità digitale potrebbe ampliare il pubblico del 10-15%, includendo:

  •  Persone con disabilità sensoriali, motorie o cognitive.
  •  Anziani con difficoltà tecnologiche.
  •  Famiglie con bambini che necessitano di percorsi facilitati.

Più accessibilità = un pubblico più ampio e diversificato, maggiore inclusione e più opportunità di partecipazione. Un’offerta culturale accessibile attira nuovi spettatori, fidelizza il pubblico esistente e può tradursi in un aumento della domanda complessiva, con un impatto positivo anche sulle vendite.

Cosa fare ora? Strategie per adeguarsi in tempo

  •  Mappare le barriere attuali nei sistemi di ticketing.
  •  Verificare la compatibilità delle piattaforme con le WCAG 2.1.
  •  Coinvolgere esperti di accessibilità per migliorare UX e UI.
  •  Integrare servizi inclusivi negli eventi e nei musei.
  • Pubblicare la dichiarazione di accessibilità e pianificare gli interventi.

Il 28 Giugno 2025 è più vicino di quanto sembri. Agire ora significa evitare sanzioni e trasformare l’accessibilità in valore.

Conclusione: rendere la cultura davvero per tutti

  • L’European Accessibility Act è una svolta per il settore culturale: non basta più digitalizzare la biglietteria, bisogna renderla inclusiva.

    Musei, teatri e festival hanno oggi l’occasione di abbattere le barriere e costruire un’esperienza senza limiti per ogni visitatore.

     Sei pronto a rendere la tua biglietteria e il tuo sito accessibili? Inizia subito il percorso verso l’inclusione… Contattaci!

Contattaci!

Google Grants: un’opportunità per le realtà culturali

By News No Comments

Google Grants: cos’è e perché può essere utile per la cultura?

Le organizzazioni culturali spesso si trovano a dover fare i conti con budget limitati per la promozione delle loro attività. Ecco perché Google Grants può diventare uno strumento essenziale per raggiungere un pubblico più ampio.
Il programma mette a disposizione fino a 10.000 dollari mensili in crediti pubblicitari da utilizzare su Google Ads, aiutando le realtà del no-profit a migliorare la propria visibilità online senza costi diretti.

Cos’è Google Grants?

Google Grants è lo strumento che Google Ads dedica al no-profit.
Se Google Ads è utilizzato da aziende commerciali per attrarre clienti e generare profitto attraverso annunci a pagamento, Google Grants sfrutta la stessa tecnologia per fini sociali e culturali, consentendo alle organizzazioni no-profit di competere nello spazio digitale senza avere a disposizione gli ampi budget del settore privato.

Come funziona Google Grants

Google Grants è dedicato esclusivamente alle organizzazioni no-profit registrate, tra cui rientrano molte realtà culturali (Fondazioni, Associazioni culturali, etc.). Queste organizzazioni possono creare campagne pubblicitarie nella rete di ricerca di Google per promuovere eventi, progetti e iniziative culturali, raggiungendo così persone interessate al loro settore. Grazie a questo strumento, si può aumentare la visibilità online senza la necessità di grandi investimenti in pubblicità.

Per partecipare al programma Google per il non profit, è necessario effettuare una richiesta di attivazione, registrandosi nella pagina ufficiale di Google.

Per farlo, però, è necessario rispettare dei requisiti:

  • essere organizzazioni no profit registrate
  • essere riconosciute da Percent, oppure essere registrate su TechSoup
  • non essere: una scuola, un’organizzazione sanitaria o un ente governativo

Una volta avviata la procedura Google si prenderà dai 2 ai 14 giorni lavorativi per approvare o meno l’inserimento dell’organizzazione nel programma no profit che prevede anche altre opportunità, oltre Google Grants.

Altre opportunità per il No-profit

Oltre a Google Grants, Google offre altre risorse utili per le organizzazioni Nonprofits:

  • Google Workspace for Nonprofits: strumenti di collaborazione e comunicazione (email, documenti condivisi, ecc.) offerti gratuitamente o a prezzi ridotti
  • YouTube Nonprofit Program: permette di sfruttare YouTube per raccontare la missione e i progetti della tua organizzazione.

Perché Google Grants è utile per il settore culturale

Le organizzazioni culturali, che spesso si trovano a operare in nicchie specifiche, possono trarre enormi benefici da Google Grants. Ecco alcuni esempi pratici:

  • Promuovere eventi: dai concerti alle mostre d’arte, è possibile creare annunci mirati per attrarre un pubblico interessato.
  • Aumentare la consapevolezza: le campagne possono sensibilizzare il pubblico su temi culturali o cause sociali importanti legate all’arte e alla cultura.
  • Sostenere campagne di raccolta fondi: le campagne possono anche supportare iniziative di raccolta fondi per progetti culturali.

Ma quindi Google Grants è così semplice?

Sfruttare al meglio Google Grants non è affatto semplice e ci sono delle regole da seguire, pena la sospensione dell’account.

Sebbene il budget mensile messo a disposizione da Google sia molto alto, impostare una campagna che performi al meglio non è una cosa facile, considerando tutte le limitazioni imposte. Come si può ben comprendere, Google si assicura che il budget reso disponibile gratuitamente sia ben speso.
Una buona conoscenza della piattaforma Google Ad Grants e di conseguenza di Google Ads, è fondamentale per raggiungere dei risultati soddisfacenti.

Ecco perché è importante farsi seguire da professionisti del settore, che aiutino l’organizzazione sin dalla fase di attivazione.

Pensi che la tua organizzazione rispetti i requisiti per aderire al programma Google No-profit e vuoi approfondire il tema?

Contattaci per ricevere una consulenza personalizzata su Google Grants e gli altri strumenti di Google per il Nonprofit!

Contattaci qui

L’arte per potenziare il business

By News No Comments

Creare connessioni efficaci tra operatori culturali e imprese

Sappiamo già quanto sia importante il sostegno privato per gli enti culturali, ma oggi è sempre più chiaro come anche per le piccole e medie imprese, l’arte e la cultura possano rappresentare una soluzione efficace per comunicare con i propri clienti e prospect.

Creare connessioni efficaci tra operatori culturali e imprese è parte del nostro lavoro.

Occupandoci di fund raising per teatri e festival musicali da oltre 10 anni, abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con molte aziende e questo ci ha dato lo spunto per trasformare le sponsorizzazioni in vere e proprie esperienze culturali.

Il nostro modus operandi, infatti, non si è mai limitato alla semplice ricerca di fondi privati per le istituzioni culturali ma punta a creare delle sinergie che leghino l’impresa all’ente in modo da stabilire un rapporto più duraturo e la creazione di un nuovo pubblico per entrambi.

 

L’arte per potenziare il business

Nel mondo contemporaneo, l’arte non è più confinata alle gallerie, ai musei o ai teatri ma ha trovato una nuova casa nelle imprese, diventando una potente alleata nel miglioramento delle performance aziendali e nella creazione di esperienze uniche e autentiche per clienti e dipendenti. L’organizzazione di eventi culturali per le aziende rappresenta una strategia innovativa per rafforzare il brand, stimolare la creatività e migliorare la reputazione aziendale.

Nell’era dell’Economia dell’Esperienza, infatti, i consumatori cercano autenticità e significato. L’arte permette alle aziende di esprimere la propria identità in modo unico e di creare esperienze memorabili che vadano oltre il semplice prodotto. Investire in eventi culturali significa offrire ai clienti e ai dipendenti esperienze che toccano la sfera emotiva, rafforzando il legame con il brand.

 

Vantaggi per le aziende

1. Innovazione e creatività: gli eventi culturali stimolano la creatività all’interno dell’azienda, portando a soluzioni innovative e miglioramenti nei processi produttivi.

2. Miglioramento dell’immagine e posizionamento del brand: sponsorizzare o organizzare eventi culturali migliora la percezione dell’azienda, rafforzando la sua reputazione come promotrice di cultura e arte.

3. Coinvolgimento degli stakeholder: eventi culturali coinvolgono dipendenti, clienti e partner, creando un senso di comunità e rafforzando le relazioni.

4. Responsabilità sociale d’impresa (CSR): investire in arte e cultura contribuisce alla CSR, dimostrando l’impegno dell’azienda verso il benessere sociale e culturale.

Co-progettare: un nuovo legame tra arte e impresa, oltre le sponsorizzazioni e il mecenatismo

Quando si parla del rapporto tra arte ed impresa, tradizionalmente si tende a considerare questo rapporto o in termini di benevolenza e mecenatismo, con comportamenti di tipo filantropico, o legato alla sponsorizzazione, in cui la cultura rappresenta un forte leva per il marketing e la promozione dell’impresa. Questa distinzione appare riduttiva poiché non esaurisce le molteplici motivazioni che possono spingere un’impresa a interagire con artisti o organizzazioni culturali e il ruolo che ciascun attore gioca all’interno della relazione stessa.

Una volta che la sinergia tra i soggetti coinvolti è stata stabilita, una volta che obiettivi e valori sono stati allineati, arte e impresa devono lavorare insieme al fine di co-creare risultati che riflettano questi valori ed obiettivi.

L’instaurarsi di relazioni durature, sia con l’attore culturale che con le comunità nelle quali sono inserite è particolarmente importante nel caso di piccole e medie imprese, per le quali un solido rapporto con il territorio è fondamentale in quanto strettamente correlato alla produzione.

In questo modo si evita anche il rischio di avere “programmi filantropici” non organizzati e senza obiettivi specifici da raggiungere. La tendenza, infatti, è spesso quella di investire un po’ qua e un po’ là senza una precisa logica e senza un piano coerente di gestione degli investimenti e questo sortisce l’effetto contrario nel pubblico, che non è in grado di cogliere quali possano essere i benefit per la comunità e guarda con diffidenza ad interventi di questo genere.

Strategie di implementazione

Per massimizzare i benefici degli eventi culturali, quindi, le aziende devono adottare una strategia ben definita:

Selezione degli eventi: scegliere eventi che rispecchino i valori aziendali e coinvolgano un pubblico diversificato.

Collaborazione con artisti e organizzazioni culturali: stabilire partnership con artisti e organizzazioni per co-creare eventi significativi.

Comunicazione effettiva: promuovere gli eventi attraverso una comunicazione mirata, coinvolgendo media, influencer e stakeholder.

Alcune idee che possiamo realizzare insieme?

Iscriviti alla nostra newsletter per conoscere alcuni dei nostri case history di maggior successo!

Clicca qui

Contattaci per avere maggiori informazioni su come investire in cultura per la tua azienda!

Ti aiuteremo a scegliere il progetto che più senti vicino e a valorizzare la Responsabilità Culturale della tua realtà!

Contattaci qui

ArtBonus: Guida completa ai benefici fiscali per la cultura in Italia

By News No Comments

Cos’è l’Art Bonus?

L’Art Bonus è un’iniziativa governativa che favorisce gli investimenti privati nel patrimonio culturale, offrendo incentivi fiscali a coloro che decidono di contribuire al sostegno del patrimonio culturale, incluse le attività teatrali.

Se vuoi approfondire il tema leggi il nostro post blog qui

Quali enti possono beneficiare di Art Bonus?

  • Pubbliche amministrazioni, ovvero il Ministero della cultura – MiC (in tutte le articolazioni), le Regioni, i Comuni, le Province, le Città Metropolitane e le altre Amministrazioni dello Stato;
  • Fondazioni lirico sinfoniche, Teatri di tradizione, Istituzioni concertistico-orchestrali, Teatri nazionali, Teatri di rilevante interesse culturale, i Festival, le Imprese e i Centri di produzione teatrale e di danza ed i Circuiti di distribuzione, i complessi strumentali, le società concertistiche e corali, i circhi e gli spettacoli viaggianti.
  • Istituti e luoghi della cultura di appartenenza pubblica (art. 101 codice BB.CC. e del Paesaggio ovvero i Musei, le biblioteche, gli archivi, le aree e parchi archeologici e i complessi monumentali)
  • Soggetti Concessionari / Affidatari di beni culturali pubblici.

Se fai parte di una di queste realtà culturali e vuoi scoprire di più su Art Bonus possiamo ideare insieme la strategia migliore per coinvolgere aziende e privati!
Clicca qui per contattarci

Art Bonus: chi può usufruire dei benefici fiscali?

Il credito d’imposta è accessibile a tutti i soggetti, indipendentemente dalla natura giuridica, che effettuano erogazioni liberali per la cultura e lo spettacolo tramite Art Bonus.

Il vantaggio fiscale dell’Art Bonus: cosa devi sapere

Il credito d’imposta spetta nella misura del 65% delle erogazioni liberali effettuate.

In base alla categoria del donatore (soggetto privato o di impresa), sono previsti limiti massimi differenti per la fruizione del credito d’imposta.

Nello specifico:

• per le persone fisiche ed enti che non svolgono attività commerciale (dipendenti, pensionati, professionisti), il credito d’imposta è riconosciuto nel limite del 15% del reddito imponibile;

• per i soggetti titolari di reddito d’impresa (società e ditte individuali) ed enti non commerciali che esercitano anche attività commerciale il credito d’imposta è invece riconosciuto nel limite del 5 per mille dei ricavi annui.

Il credito d’imposta maturato deve essere ripartito in tre quote annuali di pari importo.

Le modalità di fruizione sono differenti a seconda della categoria del donatore.
Facciamo due esempi.

Per le aziende

Un’azienda che nel 2023 ha presentato ricavi di impresa (non reddito) pari a 20 milioni di Euro potrà detrarre un massimo di credito di imposta di 100.000 euro (il 5 per mille dei suoi ricavi) e potrà sostenere erogazioni liberali agevolabili fino a una spesa di 153.846 euro (100.000/65%).
Il bonus fiscale di 100.000 euro sarà da scontare in tre rate annue, da utilizzare in compensazione a partire dal 1° giorno del periodo di imposta successivo a quello di effettuazione delle erogazioni liberali.

Per le persone fisiche

Il credito d’imposta massimo maturato da una persona fisica che nel 2023 ha presentato un reddito imponibile pari a 100.000 euro, è pari a 100.000*15%=15.000 euro e quindi le erogazioni liberali agevolabili sarebbero al massimo pari a 15.000/65%=23.077 euro.
Anche in questo caso il bonus fiscale, pari ad Euro 15.000, sarà da scontare in tre rate annue di pari importo direttamente dall’Irpef a partire dalla dichiarazione dell’anno di riferimento di effettuazione delle erogazioni liberali.

Come presentare il credito di imposta?

Tutti i soggetti beneficiari delle erogazioni liberali, sono tenuti a creare la propria pagina dedicata al progetto che intendono sostenere con Art Bonus sul portale artbonus.gov.it.
Questo, insieme al sito istituzionale dell’ente, andrà aggiornato mensilmente con le erogazioni ricevute e il loro utilizzo.

Quando l’ente avrà aggiornato il portale con le erogazioni ricevute, il mecenate potrà inserirle a sua volta e scaricare un’autodichiarazione con tutti i dati della liberalità.

Per beneficiare del credito d’imposta è sufficiente per il mecenate conservare copia del documento che certifica l’erogazione in denaro con la causale di versamento che identifica oggetto/ente beneficiario.

Fai parte di un ente culturale e vuoi scoprire di più su Art Bonus?

Possiamo aiutarti a capire se il tuo ente può usufruirne e, se sì, possiamo ideare insieme la strategia migliore per coinvolgere aziende e privati!

Scrivici

Hai un’azienda o vuoi donare personalmente a un’istituzione culturale tramite Art Bonus?

Ti aiuteremo a scegliere il progetto che più senti vicino e a valorizzare la Responsabilità Culturale della tua realtà!

Contattaci qui

Guida all’Art Bonus in Italia: incentivi per il patrimonio culturale e coinvolgimento del settore privato

By News No Comments

Art Bonus in Italia: incentivi per il patrimonio culturale

Negli ultimi anni, l’Italia ha introdotto diverse iniziative per promuovere la conservazione e la valorizzazione del suo ricco patrimonio culturale. Tra queste, spicca l’Art Bonus, un’iniziativa governativa volta a incentivare la partecipazione privata nel finanziamento di progetti culturali, e che ha prodotto un impatto significativo sul marketing teatrale e sulla vendita di spettacoli teatrali. Ma cos’è esattamente l’Art Bonus e come funziona?

Cos’è l’Art Bonus?

L’Art Bonus è un’iniziativa istituita nel 2014 con l’obiettivo di incentivare le donazioni private a sostegno della cultura. Consente ai cittadini e alle imprese di destinare una parte delle loro tasse a progetti culturali, ottenendo in cambio vantaggi fiscali significativi.

Come funziona?

Le donazioni effettuate tramite l’Art Bonus sono detraibili o deducibili dall’imposta sul reddito delle persone fisiche o dall’imposta sul reddito delle società. Le donazioni possono essere fatte a sostegno di una vasta gamma di progetti culturali, tra cui il restauro e la conservazione di beni culturali, la promozione di attività culturali e artistiche, e molto altro ancora.

Quali interventi puoi sostenere?

Se l’oggetto della donazione è un Bene Culturale pubblico, l’Art Bonus si applica soltanto alle donazioni in denaro destinate a interventi di restauro, protezione e manutenzione. Nel caso in cui la donazione sia destinata ai soggetti concessionari o affidatari di beni culturali pubblici, l’Art Bonus si applica solo se la donazione è indirizzata a interventi di manutenzione, protezione e restauro di un bene pubblico.

Se la donazione è destinata a Istituti e Luoghi della cultura di appartenenza pubblica come musei, biblioteche, archivi, parchi e aree archeologiche, complessi monumentali, alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai Teatri di tradizione, nonché alle Istituzioni concertistico-orchestrali, ai Teatri nazionali, ai Teatri di rilevante interesse culturale, ai Festival, alle imprese e ai centri di produzione teatrale e di danza, così come ai circuiti di distribuzione, ai complessi strumentali, alle società concertistiche e corali, ai circhi e agli spettacoli viaggianti, l’Art Bonus si applica solo alle erogazioni liberali destinate a interventi di sostegno.

Se la donazione è destinata a Enti o Istituzioni pubbliche che operano senza fini di lucro e si dedicano esclusivamente all’ambito dello spettacolo (come, ad esempio, Teatri Comunali), l’Art Bonus si applica solo nel caso in cui la donazione sia finalizzata alla realizzazione di nuove strutture, al restauro o al potenziamento di quelle già esistenti.

Vantaggi fiscali per le donazioni culturali

Una delle principali attrattive dell’Art Bonus sono i vantaggi fiscali offerti alle donazioni. Le persone fisiche possono beneficiare di una detrazione fiscale fino al 65% dell’importo donato, fino a un massimo di 30.000 euro annui. Le imprese, d’altra parte, possono dedurre le donazioni fino al 65% del proprio reddito imponibile o dell’Irap, con un limite massimo del 10% del reddito imponibile. Questo sistema di incentivi fiscali rende le donazioni con Art Bonus estremamente convenienti e attraenti per coloro che desiderano sostenere l’arte e la cultura.

Benefici per la cultura e la società

L’Art Bonus ha avuto un impatto significativo sulla cultura italiana, consentendo il finanziamento di progetti culturali altrimenti difficilmente realizzabili. Grazie a questa iniziativa, molti siti storici, musei, teatri e altre istituzioni culturali hanno potuto essere restaurati, ampliati e resi accessibili a un pubblico più ampio. Inoltre, l’Art Bonus ha contribuito a promuovere il coinvolgimento del settore privato nel sostegno alla cultura, creando un legame più stretto tra imprese, cittadini e patrimonio culturale.

A cosa si ispira la formula di Art Bonus?

Art Bonus prende spunto dal mecenatismo. Il mecenatismo ha radici antiche, risalenti all’antica Roma e Grecia, ma il suo apice è stato nel Rinascimento. Qui, mecenati come i Medici a Firenze o i Borgia a Roma, hanno sostenuto artisti come Michelangelo, Leonardo da Vinci e Raffaello, consentendo loro di creare opere iconiche. Nel Rinascimento il mecenatismo non era solo un atto di generosità, ma un modo per dimostrare potere e prestigio.

Il modello di mecenatismo al quale si fa riferimento con Art Bonus è di spunto anglosassone. 
Il mecenatismo anglosassone nel Novecento ha visto un’evoluzione significativa, passando da un modello tradizionale di mecenatismo aristocratico a un sostegno più diffuso proveniente da individui, fondazioni e aziende. Nel corso del secolo, il mecenatismo è diventato sempre più importante per finanziare le arti, la cultura e la ricerca in paesi come gli Stati Uniti e il Regno Unito.

Nonostante le radici profonde in cui affonda il mecenatismo in Italia, però, nel Novecento questa forma di sostegno alla cultura si è andata mano a mano perdendo, sostituita dalle forme di finanziamento pubblico.

Promuovere il coinvolgimento dei privati e delle aziende nella cultura

L’introduzione dell’Art Bonus ha permesso di tornare a coinvolgere i sostenitori privati secondo il modello anglosassone, pur mantenendo centrale il supporto da parte delle istituzioni.
Le imprese possono ora beneficiare di vantaggi fiscali significativi per le donazioni a progetti culturali, incentivando così un maggiore coinvolgimento nel finanziamento e nella promozione della cultura. Questo ha creato un legame più stretto tra imprese, cittadini e patrimonio culturale italiano, garantendo nel contempo la conservazione e la valorizzazione del ricco patrimonio culturale del paese.

Perché donare con Art Bonus

Le donazioni con Art Bonus non solo favoriscono direttamente le istituzioni culturali e artistiche, ma hanno anche un impatto positivo sulla comunità e sulla società nel suo complesso. Sostenere la cultura significa promuovere la creatività, la diversità culturale e l’inclusione sociale. Inoltre, il sostegno finanziario alle attività culturali può contribuire alla creazione di posti di lavoro nel settore artistico e culturale, stimolare il turismo culturale e migliorare la qualità della vita nelle comunità locali.

Perché scegliere Art Bonus

In conclusione, l’Art Bonus rappresenta un importante strumento per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Attraverso l’incoraggiamento delle donazioni private e il sostegno del settore privato, questa iniziativa ha contribuito a sostenere numerosi progetti culturali, garantendo nel contempo vantaggi fiscali significativi ai donatori. Continuare a promuovere e potenziare l’Art Bonus è essenziale per preservare la ricchezza culturale del nostro paese e promuovere lo sviluppo sostenibile del settore culturale.

Fai parte di un ente culturale e vuoi scoprire di più su Art Bonus?

Possiamo aiutarti a capire se il tuo ente può usufruirne e, se sì, possiamo ideare insieme la strategia migliore per coinvolgere aziende e privati!

Scrivici

Hai un’azienda o vuoi donare personalmente a un’istituzione culturale tramite Art Bonus?

Ti aiuteremo a scegliere il progetto che più senti vicino e a valorizzare la Responsabilità Culturale della tua realtà!

Contattaci qui
futuro-digitale- settore-artistico-culturale

Il futuro digitale del settore artistico-culturale

By News No Comments

Liberamente tratto da https://www.ftstrategies.com/en-gb/insights/the-digital-future-of-the-arts-and-culture-sector/

Adattarsi ai cambiamenti

L’industria artistica e culturale sta attraversando ora più che mai profondi cambiamenti. Il periodo pandemico ha solo accelerato i tempi, obbligando molte realtà a misurarsi con il Web ed a passare da esperienze fisiche a digitali.

Ecco 5 case history interessanti di realtà che hanno modificato il loro modo di lavorare, ben oltre le restrizioni legate alla pandemia.

1) Come la Opera North ha creato nuovi introiti grazie a un coro virtuale

opera-north-coro-virtuale-culturale-digitale

L’Opera North é una compagnia d’opera nazionale con sede a Leeds nel Regno Unito. Ben radicata nel Nord England, ha un profondo respiro internazionale, con lo scopo di diffondere l’opera e la musica per intrattenere, coinvolgere, sfidare e ispirare. Come per molte altre organizzazioni, la pandemia ha comportato una serie di sfide: mantenere il contatto col pubblico, continuare a fare musica, restare a galla economicamente.

L’idea di un coro virtuale è venuta dal lavoro SING ON, una serie di laboratori di canto originariamente organizzati in presenza per gli ultra cinquantaenni della zona di Leeds. Con l’arrivo del lockdown, il gruppo ha deciso di sperimentare delle sessioni virtuali, offrendo questa opportunità anche a un pubblico più ampio.

Il coro virtuale, noto come “Dal divano al coro” è diventato uno spazio in cui tutti possono imparare a cantare le arie dei cori d’opera via Zoom. L’Opera North ha voluto rendere il coro accessibile a tutti, così, invece di imporre un costo alle sessioni, ha preferito sperimentare il modello del “paghi ciò che senti”. Nel tempo, l’Opera North ha attuato un approccio data-driven per ottimizzare la scelta, compreso l’uso di A/B testing per diversi messaggi sul sito e definendo il momento più adatto per inviare mail per migliorare i tassi di apertura e click.

Il programma dell’Opera North ha avuto un enorme successo, con 5.000 prenotazioni da tutto il mondo, il 48% dei quali da nuovi contatti.

2) Come la Galleria dell’Ermitage ha aumentato il coinvolgimento grazie al suo gemello digitale nel Metaverso

Hermitage-Gallery-Metaverse

Il Museo Statale Ermitage a San Pietroburgo è il museo d’arte più grande al mondo per spazi espositivi. Fondato nel 1764, può sembrare sorprendente che sia un competitor per esperimenti pionieristici nel metaverso e con gli NFTs. Ma Dmitry Ozerkov, a capo del dipartimento di arte contemporanea, crede che tutti i musei a breve creeranno delle loro copie digitali nel metaverso.

Nella primavera del 2021 il mondo dell’arte tradizionale è stato sconvolto quando Christie’s ha battuto all’asta l’opera di Beeple “Everydays: The First 5000 Days” per la cifra record di 69 milioni di dollari. L’Ermitage ha colto al balzo l’opportunità di sfruttare il crescente interesse nelle tecnologie web3 e a settembre dello stesso anno ha lanciato il suo primo esperimento NFT: cinque riproduzioni digitali dei principali capolavori sono state rilasciate come NFTs. La vendita ha prodotto circa 450.000 dollari.

Nel novembre 2021 l’Ermitage ha aperto le sue porte virtuali alla prima mostra digitale: “The ethereal aether”. È stato allestito un museo gemello sulla base del concetto di metaverso.

All’interno di questo spazio virtuale sono stati esposti 38 NFTs con cui i visitatori potevano anche interagire. In un’intervista Ozerkov ha spiegato che: “in un museo reale non puoi toccare niente, viceversa in questo spazio virtuale si può fare di tutto, giocare con le opere d’arte, renderle interattive, aggiungere dati”.

Questa mostra è stata il primo passo per la creazione del “Celestial Hermitage”. Secondo la galleria, questo è il nuovo museo nella noosfera virtuale, che in futuro sarà trasformato nel ramo digitale dell’attuale museo.

Mentre il metaverso e gli NFT potrebbero non essere il giusto approccio per qualsiasi tipo di organizzazione, il settore culturale è spesso pioniere per emergere nelle future tecnologie. L’Ermitage fornisce in questo senso un grande esempio del tipo di riconoscimento che è possibile ottenere quando si adotta un approccio aperto e sperimentale.

3) Il Black Country Living Museum ha raggiunto un nuovo pubblico diventando il museo più seguito su Tik Tok

culturale-digitale-Black-Country-Living-Museum-on-TikTok

Il Black Country Living Museum di Birmingham (UK) è un museo all’aria aperta esteso per più di 10 ettari che ricostruisce uno dei primi paesaggi industriali inglesi. Come molte istituzioni culturali, è stato fortemente colpito dal lockdown, passando da 350.000 a 90.000 visitatori con una perdita di 5,5 milioni di sterline. La maggior parte dei 270 dipendenti è stata messa in aspettativa e i soli volontari avevano difficoltà a portare avanti il lavoro. Ciò significa che molti degli attori che di solito interpretavano personaggi storici erano stati lasciati senza ruolo.

La manager del BCLM Abbey Bird ha visto il potenziale di tradurre molte di queste capacità in dominio online, perciò il BCLM è diventato il primo museo inglese a unirsi a Tik Tok.

Per adattarsi alla piattaforma, è stato testato anche del contenuto più divertente, come ad esempio il video di un farmacista vittoriano che balla allegramente una canzone di Lana del Rey lungo una strada di ciottoli.

Il canale Tik Tok del museo ha raggiunto 30 milioni di persone in tutto il mondo e attualmente ha 1.3 milioni di followers. La maggior parte dei follower è under 30 e molti di loro non avevano mai interagito con un museo sui social media. E ora che le porte del museo sono di nuovo aperte, c’è stato un aumento dei giovani visitatori. Questo prova quanto sia importante per tutte le organizzazioni sperimentare nuovi canali di comunicazione.

4) Come i portali digitali come Digital Theatre e NT stanno consolidando il ruolo degli abbonamenti digitali nel mondo del teatro

cultura-e-digitale-case-history-national-theatre-home

Non c’è nulla di particolarmente innovativo nell’offrire performance via streaming (il New York Met Opera ad esempio ha lanciato il suo servizio on demand già nel 2012), ma la pandemia ha fatto crescere il pubblico di questo tipo di contenuti e vediamo così un aumento degli abbonamenti digitali.

Durante il lockdown del 2020, il National Theatre ha offerto streaming gratuiti visualizzabili su Youtube ed entro l’anno ciò si è trasformato in una nuova piattaforma streaming: il National Theatre a casa. Sono disponibili contenuti in diretta o d’archivio, con la possibilità di avere abbonamenti mensili o annuali. Esistono anche pacchetti speciali come la National Theatre Digital+ Membership che include l’abbonamento base con eventi esclusivi, notizie e prenotazioni prioritarie.

Servizi come il Digital Theatre Plus è invece specificamente pensato per istituzioni educative e offre una collezione di più di mille film, musical, musica classica, opera, ecc. Sono inoltre disponibili risorse per insegnanti e studenti come riassunti delle trame, biografie dei personaggi, analisi linguistica, contesto storico.

5) Come il noto locale londinese Koko ha reinventato il suo modello di business con un nuova tipologia di membership

koko-london-music-venue-cultura

Il disastro ha colpito il locale musicale Koko pochi mesi prima della pandemia, con un incendio che ha danneggiato il tetto nel gennaio 2020. In quel momento era già ben avviato un lavoro di trasformazione del locale londinese in una meta musicale e di ospitalità di primo livello.

Nonostante la battuta d’arresto, il Koko ha riaperto i battenti nello scorso aprile: la profonda ristrutturazione ha portato 16 nuovi spazi, inclusi una terrazza panoramica e ristorante, uno studio di registrazione, una libreria, cucina a vista. Oltre a ciò, il locale sta guardando oltre le possibilità fisiche, integrando funzionalità live streaming altamente specializzate.

Stanno emergendo anche nuovi dettagli sull’innovativa offerta di membership che cercherà di creare una community creativa sia nel mondo fisico che in quello digitale. Questo evidenzia il grande potenziale del modello di business della membership sia in presenza che online. Il Koko ci offre un grande esempio di un’organizzazione che ha intuito il potenziale di questa realtà ibrida prima ancora delle restrizioni dovute alla Covid-19, riuscendo a costruire una relazione più profonda col proprio pubblico sia attraverso il mondo fisico che digitale.

Vuoi scoprire come portare la tua realtà nel digital 3.0 o creare una web tv?

Scrivi a info@culturaedigitale per una consulenza gratuita.

Articolo liberamente tratto da https://www.ftstrategies.com/en-gb/insights/the-digital-future-of-the-arts-and-culture-sector/