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VEED.io: quando l’editing video incontra l’accessibilità e la produttività

By Senza categoria No Comments

Se CapCut è l’amico creativo che ti salva all’ultimo minuto, VEED.io è l’amico metodico: quello che mette ordine, sistema i sottotitoli, pulisce l’audio e ti fa sembrare incredibilmente organizzato anche quando hai perso il file “final_final_OK_def2”.

VEED non è solo un editor: è uno studio di post-produzione accessibile dal browser, perfetto per chi lavora nella cultura e produce video ogni settimana.

1. Sottotitoli automatici (ma davvero precisi)

È il motivo per cui tutti conoscono VEED: genera sottotitoli con una precisione sorprendente e te li fa modificare in modo semplice e pulito.
Puoi esportarli, integrarli nel video o personalizzarli con font e sfondi.

Perfetto per rendere gli eventi culturali accessibili e professionali senza passare ore a correggere manualmente.

2. Traduzione automatica

Un clic e il tuo video parla inglese, francese, tedesco, spagnolo e… tanti altri.
VEED mantiene anche la formattazione originale.

Ideale per musei, teatri e festival con pubblico internazionale.

3. Registrazione schermo + webcam

Puoi registrare tutorial, presentazioni o mini-lezioni senza app esterne.
Subito dopo puoi montarci sopra titoli, grafiche e sottotitoli.

Perfetto per corsi interni, progettualità educative, bandi e presentazioni.

4. Clean Audio

Troppi eco nelle stanze dei musei? Rumori durante le prove a teatro?
Il Clean Audio rimuove tutto: fruscii, rumori, interferenze.

Utile soprattutto quando registri in location non controllate.

5. Avatar AI e Text-to-Speech

Scrivi un testo, scegli una voce o un avatar, e VEED genera un video.
Perfetto per contenuti informativi ripetitivi o per testare nuovi formati.

Interessante anche per l’accessibilità: puoi creare versioni audio o video alternative.

6. Editing semplice ma più “editoriale”

Taglia, ridimensiona, unisci, cambia formato.
VEED non cerca l’effetto wow: cerca la pulizia.

Ottimo per chi preferisce un look più professionale e meno “trend virale”.

7. Collaborazione reale

Progetti condivisi, commenti, versioni ordinate.
Niente più “mi mandi la versione giusta?” alle 23:47.

8. Brand Kit e template

Conservi palette, font e loghi e li applichi ai video in un clic.
La coerenza visiva ringrazia.

Quindi quale scegliere: CapCut Web Editor o VEED?

La verità è che CapCut e VEED non sono alternative, ma alleati perfetti — ognuno con una personalità precisa.

CapCut Web Editor → Creatività, effetti, velocità

CapCut è lo strumento ideale quando serve un contenuto dinamico, visivo, immediato.
Punti forti:

  • moltissimi effetti e transizioni

  • Magic Tools orientati al “wow” (script, voice-over, beat sync)

  • montaggi veloci perfetti per reel e TikTok

  • look piu “social-first”

In sintesi?
CapCut stupisce: è perfetto per trailer, video promozionali, presentazioni creative, contenuti che devono catturare l’attenzione.

VEED.io → Precisione, ordine, accessibilità

VEED nasce per chi vuole un processo più pulito, stabile e professionale.
Punti forti:

  • sottotitoli automatici estremamente accurati

  • strumenti per l’accessibilità (traduzione, clean audio, formati)

  • editing più lineare e meno dispersivo

  • funzioni di collaborazione e brand kit

In sintesi?
VEED ti fa lavorare bene: e perfetto per comunicazione istituzionale, musei, teatri, fondazioni, team e contenuti da mantenere coerenti.

La scelta finale

  • Se devi creare contenuti spettacolari, vai su CapCut.

  • Se devi creare contenuti professionali e accessibili, scegli VEED.

  • Se lavori nella cultura? Usali insieme: CapCut per creare, VEED per rifinire.

Il Calendario dell’Avvento 2025 di Cultura e Digitale è in arrivo!

By Senza categoria No Comments

Dal 1° al 24 dicembre, ogni giorno potrai scoprire una nuova sorpresa dedicata al mondo della cultura e del digitale: strumenti utili, idee pronte da usare, mini-tool interattivi, ispirazioni creative, risorse per migliorare il lavoro quotidiano e spunti per l’anno nuovo.

Un percorso pensato per chi vive la cultura da vicino

Perfetto per chi lavora negli enti culturali o per chi, come noi, lavora ogni giorno nella comunicazione culturale digitale.

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Abbinare i font senza impazzire: 3 tool perfetti per chi lavora nella cultura

By Senza categoria No Comments

Trovare la combinazione giusta di font è una delle sfide più comuni nella comunicazione culturale.
Che tu stia lavorando alla grafica di una stagione teatrale, alla brochure di un museo o ai post social di un festival, la scelta tipografica influisce su leggibilità, identità visiva e tone of voice del progetto.

Per aiutarti, abbiamo selezionato tre strumenti semplici, intelligenti e soprattutto veloci—perfetti per chi deve prendere decisioni creative ogni giorno.

1. Fontjoy

Il più elegante e “professionale” della lista.
Grazie all’AI genera combinazioni armoniche tra font display e font testuali, con anteprima immediata.
Basta cliccare Generate per vedere mix tipografici equilibrati e pronti da usare.

Perfetto per: identità visive teatrali, cataloghi museali, progetti che richiedono coerenza e pulizia.

🔗 https://fontjoy.com

2. Typescale

Non è un semplice abbinatore: qui puoi vedere vere e proprie scale tipografiche, pensate per progetti editoriali e web.

Ottimo per studiare gerarchie chiare (titoli, sottotitoli, paragrafi) e per costruire sistemi visivi solidi.

Perfetto per: siti web culturali, programmi di sala, magazine digitali.

🔗 https://type-scale.com

3. Mixfont

La versione più “giocosa”, ideale per esplorare nuove idee.
L’AI genera abbinamenti casuali con una preview realistica del testo.

Perfetto per: sperimentare, trovare ispirazione, uscire dalla comfort zone creativa.

🔗 https://mixfont.com

Spoiler

Se questo tema ti incuriosisce, tieni d’occhio il calendario!
Tra qualche casella arriverà una sorpresa… da personalizzare!

Instagram “ruba” a TikTok (ma con stile)

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Instagram ha da poco introdotto tre novità pensate per rendere l’app più “partecipativa”, sociale e—in modo evidente—più simile a TikTok.

Repost: la funzione “retweet” arriva su IG

Ora si possono ripubblicare Reels e post pubblici nel proprio feed, con l’autore originale sempre riconosciuto. I contenuti ripostati vengono raccolti in una sezione dedicata sul profilo e possono includere un commento personale. Una mossa che segue a ritroso TikTok e X, e che ha fatto notare a molti utenti quanto Instagram stia inseguendo tendenze altrui.

Reels collegati

Instagram consente ora di concatenare più Reels in sequenza, ideali per narrazioni a puntate, guide o storytelling tematici. I video appaiono collegati con un pulsante “Next Reel” nella parte bassa, proprio come su TikTok.

Nuove metriche insight per Reels e caroselli

  • Instagram indica il momento esatto in cui un utente mette “Mi piace” all’interno di un Reel, offrendo una precisione analoga a YouTube e TikTok per valutare l’engagement;

  • I like sui caroselli vengono tracciati per immagine: ora si sa con precisione quale slide ha catturato l’attenzione.

Instagram Map: una mappa sociale per condividere la tua presenza

Instagram ha introdotto una mappa geolocalizzata (disponibile via DM), dove gli utenti possono volontariamente condividere la propria ultima posizione attiva con gruppi selezionati di amici. Chi sceglie l’opzione può scoprire anche contenuti (Reels, storie, post) pubblicati dai contatti in luoghi interessanti.

La funzione è ispirata chiaramente alla Snap Map di Snapchat. Nonostante Instagram possa rendere l’esperienza più sociale, questa feature ha sollevato critiche rilevanti legate alla privacy, specialmente per la possibilità di stalking.

Scheda “Amici” nei Reels: cosa guardano i tuoi amici

Nella sezione Reels è arrivata la tab “Amici”, che mostra i contenuti con cui i tuoi contatti hanno interagito (like, commenti, repost, creazioni).

Dal punto di vista commerciale, è uno strumento prezioso: permette di capire quali trend o formati catturano davvero l’attenzione della tua community e di prendere ispirazione per creare contenuti simili o intercettare conversazioni già attive. In questo modo non si segue solo la moda, ma si lavora su contenuti che hanno già dimostrato di generare interesse ed engagement.

Il parallelo con TikTok

TikTok ha già incorporato simili funzioni da tempo: la condivisione virale, le mappe social e la scoperta tramite video pubblicati dagli amici. Instagram, da parte sua, sembra voler navigare nella stessa direzione, offrendo strumenti più dinamici e interattivi. Resta però il dubbio: si tratta di innovazione autentica o di un patchwork di feature prese in prestito? Come sottolinea Wired, Instagram rischia di assomigliare sempre di più a un “Frankenstein di funzionalità social”, perdendo la sua identità originale.

L’esperienza prima di tutto: l’Arena di Verona introduce un nuovo modello di corporate Experience culturale

By Senza categoria No Comments

L’esperienza culturale non si limita più alla performance

Nel mondo dello spettacolo dal vivo, sta emergendo con sempre maggiore forza un concetto chiave: il pubblico non cerca solo contenuto, ma esperienza.
Un’esperienza che inizia ben prima dell’apertura del sipario e si estende ben oltre la fine dello spettacolo. Accoglienza, relazione, ambientazione, coinvolgimento, servizi: oggi sono elementi centrali tanto quanto la proposta artistica.

È in questo scenario che si inserisce il nuovo progetto di corporate Experience culturale dell’Arena di Verona, un’iniziativa ambiziosa che nasce da una visione strategica interna e si apre a contaminazioni virtuose con il mondo dell’entertainment sportivo.

Una visione che nasce da dentro

La spinta a questo cambiamento arriva da Andrea Compagnuccidirettore marketing della Fondazione Arena di Verona e co-fondatore di Cultura e Digitale, realtà che lavora proprio per portare innovazione strategica nel settore culturale.

È stato Compagnucci a immaginare un modello che superi la logica tradizionale del biglietto e della semplice fruizione passiva, e che metta al centro la costruzione di esperienze pensate per diversi segmenti di pubblico: spettatori fidelizzati, turisti culturali, aziende, partner.

Una visione che guarda ai grandi eventi sportivi – come la Formula 1 o la UEFA Champions League – non come esempi da imitare, ma come ecosistemi da cui trarre ispirazione per portare valore aggiunto anche al mondo dell’opera, della musica, del teatro.

Corporate Experience come leva strategica

Per dare concretezza a questa visione, la Fondazione Arena ha affidato lo sviluppo operativo del progetto a Infront, tra i principali player europei nel campo della corporate Experience sportiva e dell’intrattenimento.

L’obiettivo è chiaro: portare anche nella lirica un approccio strutturato alla corporate Experience, come strumento per costruire esperienze personalizzate, generare nuove forme di ricavo, attrarre nuovi pubblici e rafforzare il legame con quelli storici.

Non si tratta di aggiungere “un tocco di lusso” agli spettacoli, ma di rispondere in modo contemporaneo a una domanda sempre più articolata. I pubblici di oggi – e ancor più quelli di domani – chiedono servizi, relazioni, ambienti accoglienti, esperienze da condividere.
E sono disposti a riconoscerne il valore, se questo è coerente, ben progettato e integrato con la proposta artistica.

Una trasformazione che parte dal vivo

L’Arena di Verona, con la sua storia e la sua capacità attrattiva internazionale, è il luogo ideale per avviare questa trasformazione. Ma il progetto ha una portata che va oltre la singola istituzione: rappresenta un modello replicabile per tutte quelle realtà culturali che vogliono ripensare il proprio ruolo non solo come produttori di contenuto, ma come protagonisti dell’esperienza spettacolare nel suo complesso.

Una direzione chiara: esperienza, relazione, sostenibilità

Questo progetto rappresenta una direzione chiara: non basta più portare in scena uno spettacolo di qualità, bisogna anche saper progettare l’intero ecosistema che lo circonda.
E farlo in modo sostenibile, misurabile, accessibile a pubblici diversi.

Corporate Experience, in questo contesto, non è un’appendice, ma una leva culturale e gestionale. Uno strumento che può aiutare le istituzioni a rigenerarsi, a dialogare con nuovi interlocutori, a costruire percorsi di valore condiviso.

È questa la sfida che anche Cultura e Digitale porta avanti ogni giorno: creare ponti tra la tradizione culturale italiana e le logiche contemporanee dell’engagement, dell’innovazione e della sostenibilità.

Un nuovo modo di fare ticketing con SecuTix

By Senza categoria No Comments

Sistemi di biglietteria: pregi e limiti

In oltre 10 anni di carriera nel marketing culturale abbiamo lavorato con quasi tutti i sistemi di biglietteria, sicuramente con i più comuni in Italia.

Ne conosciamo i pregi ma anche i tanti limiti che, grazie ai teatri con cui collaboriamo, abbiamo avuto modo di portare all’attenzione degli sviluppatori che spesso hanno colto i nostri consigli implementando nuove funzioni o aggiornandone altre.
Nonostante i tanti passi avanti, però, i classici sistemi di ticketing non hanno ancora trovato il modo di includere in maniera strutturata il marketing tra i propri servizi.
Questo perché sono nati per rispondere a esigenze diverse da quelle del marketing (bisogni amministrativi, per fare un esempio): la loro prospettiva è distante dalla nostra e adattarla significherebbe stravolgere l’intero sistema.

Ma la necessità di creare un rapporto sempre più stretto e di codipendenza tra marketing e biglietteria è apparso ancora più chiaro con la pandemia: ricontattare chi aveva già acquistato i biglietti, ricordargli di utilizzare il voucher prima della scadenza, tenerli aggiornati su un calendario in continua evoluzione… tutto questo senza dei CRM performanti è costato uno sforzo di lavoro manuale che ci saremmo volentieri risparmiati tutti.

È per tutti questi motivi che, quando ci hanno parlato di SecuTix, ci siamo entusiasmati!

SecuTix è un’azienda svizzera che, da oltre 18 anni, produce e distribuisce un software di ticketing modello SaaS e White Label, progettato per instaurare un rapporto di fidelizzazione con il pubblico.

SecuTix mette a disposizione degli organizzatori di eventi una piattaforma che permette di interagire direttamente con i suoi differenti pubblici su tutti i canali possibili e di ottenere il pieno controllo della distribuzione dei biglietti venduti attraverso box office, ticket shop online, call center, partner e distributori.

La facciamo ancora più semplice? SecuTix pensa alla biglietteria in chiave marketing.

Cosa differenzia SecuTix dagli altri sistemi di ticketing?

Quello di cui parlavamo prima: l’approccio.
SecuTix non nasce per vendere i biglietti, certo fa anche quello, ma focalizza il suo lavoro su quello che succede prima e dopo lo specifico momento dell’acquisto.

Insomma, non è solo uno strumento di biglietteria ma una soluzione unica in cui sono nativamente integrati strumenti essenziali di ticketing, funzionalità di CRM, analitiche evolute per la comprensione dei dati, e tool di email marketing: il tutto nel medesimo ambiente di lavoro.

Le differenze tra SecuTix e altri sistemi di biglietteria nella fase che precede l’acquisto del biglietto

La crescita dei social media ha spostato una fetta sempre maggiore dei budget promozionali degli organizzatori di eventi sul web. Questo perché con cifre minori rispetto, ad esempio, alle campagne di affissioni outdoor si raggiunge un pubblico più ampio e, soprattutto, maggiormente profilato.

L’acquisto dei biglietti, quindi, passa sempre di più attraverso le campagne social. Se monitorare questo dato nel mondo business è molto semplice tramite il pixel di tracciamento di Facebook, nel settore degli eventi non lo è altrettanto.

Con i sistemi di biglietteria che abbiamo usato finora ciò accade per una ragione di privacy: l’utente che abbiamo raggiunto attraverso una campagna social, una volta che atterra, e si registra, sul sito di vendita del distributore (del sistema di biglietteria, per come li conosciamo oggi) diventa a tutti gli effetti un utente del titolare della piattaforma di ticketing, non dell’organizzatore.

Se, quindi, attiviamo una campagna Facebook, andremo a inserire il pixel nella pagina di biglietteria che abbiamo creato sul nostro sito e, se vogliamo essere davvero bravi, ai bottoni dei vari spettacoli (es. Acquista Turandot). Il nostro tracciamento, però, finisce qua.

Una volta che il nostro utente ha cliccato sul pulsante acquista, infatti, atterrerà sul sito del distributore di biglietti e non possiamo sapere se avrà effettivamente acquistato o meno.

Esistono dei metodi per arrivare il più in fondo possibile a questo processo d’acquisto ma nessun sistema di biglietteria permette di monitorarlo nel suo complesso.

Con SecuTix invece non solo l’organizzatore è libero di settare e gestire i propri canali di vendita online ma è anche l’unico titolare dei dati: pertanto gli utenti provenienti dalle campagne social, una volta registrati, saranno patrimonio dell’organizzatore.

Customer care: cosa accade dopo la vendita del biglietto?

Con la maggior parte dei sistemi di biglietteria con cui ci siamo trovati a lavorare finora, dopo la vendita non accadeva più nulla, non avendo questi delle funzioni di CRM integrate in grado di supportare azioni di marketing.

SecuTix ha un CRM che permette agli organizzatori di eventi di avere una conoscenza approfondita del proprio pubblico e di contattarlo direttamente con azioni di marketing mirate e quindi più efficaci.
Per fare alcuni esempi, CRM ci dà la possibilità di:

  • avere un controllo sui dati e monitorare, quindi, il ROI delle campagne email o SMS che partono da lì;
  • pianificare le campagne per programmare le offerte mano a mano che l’evento si avvicina;
  • creare una lista d’attesa che avvisi automaticamente gli spettatori che si è liberato un nuovo posto.

Come dicevamo all’inizio, la pandemia ha evidenziato come questi strumenti di marketing non siano solo un vezzo di noi addetti ai lavori, ma un’esigenza per migliorare la comunicazione con lo spettatore anche per informazioni “di servizio”.

Avere strumenti di CRM integrato al sistema di ticketing significa poter mandare mail mirate ai nostri spettatori che contengano solo informazioni che li interessino direttamente.

Le azioni di marketing possibili con SecuTix non si limitano al CRM.

Con il sistema di White Label la pagina di biglietteria sarà perfettamente integrata nel sito anche dal punto di vista grafico e sarà possibile lavorarci in autonomia per mettere in evidenza eventi o abbonamenti che hanno bisogno di una particolare visibilità.
Sarà possibile anche creare dei pacchetti e suggerire delle combinazioni di eventi.

Inoltre è possibile creare pagine di vendita dedicate a pubblici diversi, individuali, associazioni, partner B2B, etc… in modo da offrire a ciascun pubblico l’offerta migliore e i gli strumenti di pagamento più adeguati, arrivando a poter gestire direttamente accordi distributivi con processi digitalizzati.

E, continuando a parlare di vendita, SecuTix dispone anche di diverse modalità di fidelizzazione: creazione di codici promozionali, membership, coupon da condividere solo con gruppi specifici con vincoli d’uso, tempi e quantità.

Il tutto in un’ottica multicanale, per cui i contatti che si registrano online, possono essere riconosciuti anche al boxoffice o al call center e tutta la storia degli acquisti di ciascuno contribuisce a creare il patrimonio di dati che l’organizzatore colleziona e, finalmente, può agevolmente utilizzare per modificare la propria strategia.

SecuTix Marketplace

SecuTix, nella sua versione Marketplace, offre inoltre alle città la possibilità di fare rete e unire in una sola “vetrina” tutte le attività culturali, sportive e di intrattenimento che ospita.

Con SecuTix gli organizzatori di eventi potranno creare azioni di cross selling attraverso gli altri partner coinvolti (come alberghi, IAT, etc.) e moltiplicare i punti vendita, senza preoccuparsi dell’aspetto contabile perché il software ripartisce automaticamente le vendite e genera rendiconti.
E gli utenti, intanto, avranno un portale unico in cui trovare tutta l’offerta culturale (e non solo) della città.

Lo sappiamo che per il mondo business tutte queste cose sono ovvie e il nostro entusiasmo potrà sembrare ingenuo ma nel settore del marketing culturale italiano è davvero una rivoluzione.

CREARE MODULI O FORM ONLINE: ALLA SCOPERTA DI JOTFORM

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Creare moduli o form online: alla scoperta di JotForm

Stai cercando una piattaforma per creare un modulo di registrazione o di iscrizione online?
Non hai competenze di programmazione e web design e vorresti un sistema che ti aiuti a creare form di raccolta dati efficaci ed esteticamente accattivanti?
Hai bisogno che i dati raccolti dai tuoi form di iscrizione online siano chiari e condivisibili con il team di lavoro?

Negli ultimi mesi abbiamo iniziato a usare JotForm, un generatore di moduli online che ci ha sorpresi per il modo in cui unisce estetica e funzionalità.

Finora creavamo i nostri form di raccolta dati valutando caso per caso le necessità e rivolgendoci, quindi, agli strumenti che ci sembravano più efficaci per quella situazione specifica: alcune volte basta il widget di WordPress o il modulo di Leadpages, mentre in altre, dovendo costruire fotografie più dettagliate dei nostri target, ci rivolgevamo a sistemi come Survey Monkey o l’ancora più pratico Google Forms.
Nessuno di questi strumenti, però, ci è mai sembrato quello definitivo dovendo sempre sacrificare qualcosa: il modulo non è esteticamente accattivante, la reportistica non è immediata o condivisibile con il team di lavoro, etc..

JotForm risponde a tutte queste necessità già nella sua versione gratuita e ha anche il vantaggio di essere molto facile da utilizzare.

Non c’è bisogno di avere conoscenze di programmazione o web design perché ha un sistema di  drag and drop di elementi, partendo anche da template (totalmente personalizzabili) già presenti nella piattaforma.

JotForm: prezzi e funzionalità

Le funzionalità sono infinite quindi per ora vedremo solo quelle che ci hanno colpito di più.

Ma prima parliamo di costi: esistono 4 piani premium + uno free.
Con il piano free si possono costruire fino a 5 moduli di registrazione online (con il marchio JotForm non removibile), visualizzabili da mille utenti al massimo ma compilabili da 100.
Gli altri piani vanno da un minimo di 29 dollari al mese (25 moduli compilabili da mille utenti) fino all’enterprice, un piano illimitato da concordare con il reparto vendite.
Il piano Argento da 39 dollari al mese è il più conveniente per qualsiasi realtà medio grande: 100 moduli per 10mila compilazioni e visualizzazioni illimitate.

JotForm prevede inoltre uno sconto del 50% per le organizzazioni no profit e per l’istruzione.

Perché JotForm ci ha colpiti?

Innanzitutto per la facilità di utilizzo.
Puoi creare moduli partendo da una pagina vuota, importandone uno da una pagina web o da un file pdf (oltre che creando una copia di un vecchio modulo di iscrizione online) o scegliendo tra i 10mila template che JotForm mette a disposizione.

Scegliamo quest’ultima opzione per dimostrare la rapidità con cui questo strumento ci permette di lavorare. Troviamo, infatti, una serie di filtri che ci aiutano a individuare subito i modelli che fanno al caso nostro, un po’ come faremmo con Canva.

Ci sono tre macrocategorie di ricerca: tipologia, attività e professione.
Nella categoria “tipologia” il filtro ci permette di scremare tra moduli di registrazione online, di pagamento, di prenotazione e molto altro.
Nella categoria “attività”, invece, troviamo i template divisi tra istruzione, e-commerce, marketing, etc..
L’ultima categoria divide i template per estetica ed esigenze legate a una certa professione: troviamo qui form di raccolta dati per il mondo della bellezza, della fotografia o dell’insegnamento.

Una volta che avremo scelto la categoria che più si avvicina alla nostra e il template che ci piace, possiamo iniziare a lavorare.

La scelta del template non è vincolante: la personalizzazione, infatti, è altissima.
Potremo inserire il nostro logo, i colori e i font aziendali, aggiungere e togliere moduli e ovviamente personalizzarli con i testi che più si adattano alla nostra realtà.
In ogni fase del lavoro sarà possibile vedere un’anteprima del modulo adattato su desktop, mobile e tablet.

Personalizzazioni possibili

Gli elementi a disposizione sono moltissimi: oltre ai campi standard come nome e cognome e indirizzo mail, possiamo aggiungere calendari, firme, caricamenti di file e captcha, solo per fare alcuni esempi.

Tra gli elementi secondo noi più utili ci sono:

  • selettore data: si tratta di un vero e proprio calendario di cui possiamo inibire alcune date.
    Se, ad esempio, programmiamo degli open days in tutti i fine settimana di aprile, metteremo fra i limiti il primo e il 30 aprile come date di inizio e fine e poi disabiliteremo tutti i giorni dal lunedì al venerdì. In questo modo l’utente potrà cliccare solo sulle date in cui effettivamente sarà possibile partecipare;
  • appuntamento: questo elemento va ancora più in profondità rispetto al precedente. Continuiamo l’esempio degli open days: gli ingressi hanno degli orari precisi e può partecipare un numero limitato di persone.
    Questo elemento ci crea un calendario che ha le stesse possibilità di limitazioni di quello già visto in precedenza ma ci permette anche, per ogni giornata di apertura, di personalizzare gli orari degli appuntamenti.
    Approfondiamo l’esempio: il nostro orario del sabato prevede che gli open days sono possibili dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 17.
    Con questo elemento potremo impostare che il sabato siamo aperti dalle 9 alle 17 con una “pausa pranzo” dalle 12 alle 15 e possibilità di prenotazione ogni 30 minuti (durata della visita).
    Nella tab limiti possiamo inoltre inserire il numero massimo di prenotazioni in un giorno e settare quanti minuti prima dell’inizio del turno si debbano chiudere le prenotazioni;
  • scelta immagine: stai organizzando un evento gratuito con possibilità di prenotazione e la tua venue ha più settori? In questo elemento puoi caricare l’immagine della location evidenziando ogni volta un settore diverso. Così l’utente potrà scegliere il settore o l’area che preferisce prenotare.
    Questo è solo un esempio pratico ma immagina di utilizzare questo elemento anche come leva di marketing per coinvolgere il tuo pubblico nella scelta di un nuovo logo o di un gadget…
  • elenco configurabile: questo elemento lo trovate fra gli widget (quella sezione è la perdizione di noi nerd… c’è davvero qualsiasi implementazione dentro) e vi permette di creare dei moduli compositi personalizzati.
    Facciamo un esempio anche qui: siamo nella stessa venue di prima con settori differenti tra cui scegliere. Lo stesso evento verrà ripetuto due volte quindi il nostro utente potrà scegliere la data a cui assistere, il settore da prenotare e per quante persone. Con questo widget potremo creare una stringa con una serie di menù a tendina in cui l’utente selezionerà data, settore e numero di posti per ogni settore.

Le impostazioni

Passiamo ora alle impostazioni: si tratta di un secondo grado di personalizzazione più tecnica ma pur sempre estremamente intuitiva.

Qui sarà possibile:

  • modificare il titolo del modulo e limitarne l’accesso (un po’ come succede su YouTube: video privati, pubblici o non in elenco);
  • settare la mail a cui arriveranno i moduli di iscrizione online (con gli account premium possono essere più di uno ma vedremo più avanti la vera magia);
  • creare delle condizioni logiche all’interno del modulo: il classico meccanismo per cui se rispondi Si una domanda ti si aprono delle caselle che prima erano nascoste, giusto per fare l’esempio più banale;
  • integrare i moduli di registrazione con una serie di applicazioni tra le quali spicca Paypal.

Integrazione con sistemi di pagamento come PayPal

Perché può essere anche uno strumento di vendita. Finora noi abbiamo fatto esempi con eventi a prenotazione gratuita ma se così non fosse, potremmo trasformare il modulo in un piccolo e-commerce.
Non a caso, un elemento di cui non abbiamo parlato perché più vicino al mondo business che a quello culturale, è “Lista prodotti” in cui si possono inserire foto, descrizione e prezzo di ogni item e procedere direttamente in piattaforma con il pagamento.

Nel caso degli eventi culturali questa sezione è improbabile che venga utilizzata perché nella maggior parte dei casi le biglietterie sono esterne (Vivaticket, TicketOne, etc.) ma è sempre utile sapere che esiste anche questa possibilità.

Ora clicchiamo su “pubblica” e ci troviamo di fronte a queste altre sezioni:

  • condivisione rapida: qui possiamo copiare il link del modulo, inviarlo via mail, condividerlo, etc.;
  • incorpora: JotForm genera un codice embed che possiamo inserire nel nostro sito per visualizzare il modulo di iscrizione online direttamente in pagina. Ma c’è di più: esiste anche un plug in specifico per wordpress che troviamo alla voce “piattaforme”;
  • PDF: qui è possibile scaricare il tuo modulo in versione pdf compilabile. Prima di scaricarlo puoi anche editarlo se ci sono delle parti che preferisci che non compaiano in questa versione o che ritieni inutile mantenere.

Cosa ci ha definitivamente conquistati di JotForm?

Passiamo ora all’ultimo punto: cosa ci ha definitivamente conquistati di JotForm? La condivisione e la reportistica dei dati.
Dagli esempi che vi abbiamo proposto appare chiaro che le esigenze che ci troviamo ad affrontare con i moduli di compilazione nel nostro lavoro non sono quasi mai quelle delle indagini survey. Utilizziamo più frequentemente questi strumenti per promuovere eventi o partecipazioni a concorsi. Per questo motivo una piattaforma come Survey Monkey (la prendiamo come esempio in quanto probabilmente è la più conosciuta del settore), seppur estremamente performante, non è la risposta alle nostre necessità.

Negli anni, quindi, abbiamo ripiegato su strumenti “di comodo” come i form di iscrizione già presenti in WordPress o in Leadpages.

Queste due piattaforme, però, non nascono con questo scopo e quindi creano due problemi:
1) condivisione dei dati con altri membri del team. Creare dei moduli di iscrizione su WordPress o Leadpages vuol dire indicare un solo indirizzo mail a cui far arrivare i dati di compilazione e spesso, invece, questi dati servono a più persone (pensiamo ad esempio alla biglietteria e al marketing di un evento). Certo, esistono dei metodi per aggirare l’ostacolo, come creare dei reindirizzamenti automatici delle mail, ma non sono il modo più agile di lavorare…

2) non esiste un sistema di reportistica dei moduli. WordPress e Leadpages inviano una mail all’indirizzo associato (quello di cui parlavamo sopra) ogni volta che un utente compila il modulo. Sarà poi questa persona a dover scaricare tutte le mail e compilare un foglio excel, con la percentuale di errore umano che questa operazione comporta.

JotForm, anche nella sua versione gratuita, risolve entrambi i problemi creando automaticamente una tabella in cui finiscono tutti i dati degli utenti che hanno compilato il modulo. La tabella ha un link che può essere condiviso con il nostro team di lavoro che potrà anche scaricarlo in excel o csv e modificarlo aggiungendo delle colonne per le annotazioni.

Conoscevi già questa piattaforma? Facci sapere cosa ne pensi!

Se non l’hai ancora provata, qui trovi il link affiliato.